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Origine degli emaki

Le origini degli emaki vanno ricercate in Cina e, in misura minore, in Corea, due paesi che rimarranno le principali fonti di ispirazione artistica giapponese sino ai tempi moderni. Già nel III secolo a.c. troviamo forme di narrativa illustratasi durante la dinastia Han e nel II 800px-Illustrated_Sutra_of_Cause_and_Effect2secolo d.c. vengono raffigurate scene di caccia per decorare le ceramiche, sotto la dinastia Zhou. In Cina, solo intorno al primo secolo d.c. viene inventata la carta, e ciò permetterà di semplificare la scrittura su rotolo o sutra, talvolta decorati. I primi rotoli narrativi arriveranno successivamente dopo: diversi maestri mostreranno interesse verso questo nuovo medium, tra cui pure Ku K’ai-chih (345-406) che stava sperimentando nuove tecniche. La pittura di genere cinese e di personaggi cinesi, che risulterà una costante dominante sino al X secolo, rimane oggi poco conosciuta per la scarna quantità di rotoli pervenutici della dinastia Song.
Secondo gli storici, i primi rotoli cinesi sarebbero arrivati in Giappone intorno al VI secolo, e presumibilmente erano dei sutra illustrati: non sembra casuale che il più antico rotolo giapponese (periodo Nara) sia il “Sutra illustrato delle cause e degli effetti” che ripercorre la vita del Buddha storico sino alla sua illuminazione. Lo stile è semplice, sul modello degli stili del periodo delle Sei Dinastie e del primitivo Tang) e i dipinti disposti in fregi sopra il testo, lasciando pensare che si tratti semplicemente di una copia di un vecchio modello cinese.
Il periodo Heian appare oggi come il periodo di massimo splendore della civiltà giapponese grazie alla cultura della corte dell’imperatore, sebbene intrighi e disinteresse verso le attività statali siano state alla base dei disordini che sfoceranno nelle guerre civili di Genpei. Questa percezione deriva dall’estetica e dallo stile di vita codificato e raffinato, sviluppato a corte, come pure da una certa moderazione e malinconia che derivava da un senso di impermanenza delle cose. La rottura delle relazioni con la Cina intorno al IX secolo, a seguito del declino della gloriosa dinastia Tang, favorisce l’ “emergere di un gusto nazionale” (Miyeko Murase) in un contesto culturale che era sempre stato dominato dalla cultura cinese sin dal periodo Kofun (250-528). Tale tendenza è particolarmente evidente nella letteratura delle dame di corte del periodo Heian: a differenza degli uomini che studiavano, già in giovane età, la scrittura ideografica cinese, le donne adottarono il kana, un nuovo sillabario fonetico, più semplice e più coerente con la propria lingua.
Le prime forme di arte giapponese del periodo Heian, retrospettivamente chiamato Yamato-e, 464px-Gaki_zoshi_-_Tokyo_-_part_9rivelano alcuni aspetti della pittura buddista delle nuove sette esoteriche di Tendai, di Shingon, e successivamente pure della Terra Pura (Jodō): dopo una prima fase di mera riproduzione delle tecniche cinesi, l’arte giapponese diventa gradualmente più delicata, quasi lirica nelle sue composizioni decorative, e decisamente più colorata. Se lo yamato-e rivela aspetti di una pittura caratterizzata da temi religiosi, è pur vero che, invece, la sua evoluzione si manifesta nelle opere da temi profani: le decorazioni dei fusuma (pannelli verticali rettangolari che scorrendo ridefiniscono la struttura delle stanze) e dei paraventi del palazzo imperiale di Heian presentano temi, scelti dalla poesia waka, quali i riti annuali, le stagioni o ancora paesaggi famosi (meisho-e). Questa forma di arte profana, molto diffusa all’inizio del X secolo, si diffonderà tra i nobili, in particolare tra le dame, le quali maggiormente sembrano interessate all’illustrazione dei romanzi.
Gli storici reputano plausibile che gli emaki siano nati proprio da questa esigenza di illustrazione della narrativa, in funzione del gusto artistico della corte, incline a una rappresentazione emotiva, malinconica e raffinata. La lenta maturazione degli emaki sembra dunque strettamente legata alla nascita della cultura e della letteratura giapponese, come pure dal formarsi dei primi atelier di corte (e-dokoro) o degli atelier di pittura presso i templi, che forniranno una tecnica più professionale.
Se quasi tutti emaki del periodo Heian sono ascrivibili al genere Yamato-e, sono ravvisabili diversi sotto-generi: in particolare, nel periodo Heian, troviamo lo onna-e (pittura donna) e lo otoko -e (pittura uomo).
Tracciare l’evoluzione degli emaki rimane difficile a causa delle poche opere del periodo Heina che ci sono pervenute, tuttavia possiamo già evidenziare come lo stile pittorico fosse maturato pienamente, favorendo nelle epoche successive una piena produzione per temi e generi.
Il periodo che copre la fine del periodo Heian e gran parte del Kamakura è comunemente descritto dagli storici dell’arte come “l’età d’oro”: sotto la spinta della nuova classe guerriera al potere e dell’emergere di nuove sette buddhiste, la produzione di emaki è molto sostenuta, oltre che ben variegata. Sul piano stilistico si evidenziano due aspetti: la sintesi di generi dello Yamato-e e un accentuato grado realismo. Già il Ban Dainagon ekotoba (fine del periodo Heian) aveva segnato una prima fase di transizione verso questa evoluzione contrassegnata dalla libertà di linea e dalla leggerezza di tono (otoko-e) come pure dai colori vivaci resi dall’accurato uso di alcuni pigmenti per Kitano_Tenjin_Engi_Emaki_-_Jokyo_-_Thunder_God2determinati elementi della scena (onna-e). Tuttavia, l’aspetto molto raffinato sembra affievolirsi a favore di opere più dinamici e popolari, come lo Shigisan engi emaki. Il Kitano Tenjin Engi Emaki, con la sua accentuata colorazione e un tratto nervoso, rivela un’accurata ricerca cinetica come pure un innovativo realismo nella mimica facciale. Tali tendenze realistiche, in voga nel periodo Kamakura, sono maggiormente evidenti nella scultura attraverso una rappresentazione più umana delle emozioni: ciò è riconducibile all’ascesa della classe guerriera, che diventa inevitabilmente il principale sponsor degli artisti. Dunque, troviamo in questo periodo molti emaki di carattere storico o militare, tra i quali il più famoso è lo Heiji monogatari emaki, molto apprezzato per la sua padronanza della composizione, ma pure per il suo contributo alla comprensione delle armi medievali e delle armature giapponesi. L’arte del periodo Kamakura fiorisce soprattutto nel ritratto realistico (nise-e): se alcuni pittori mostrano un evoluzione verso una maggiore realismo pittorico, altri, come Fujiwara Nobuzane, offrono direttamente gallerie di ritratti di tecniche iconografiche del tempo, come nel Rotolo dei trentadue poeti o Rotolo delle guardie imperiali.
Un cambiamento simile si avverte anche in ambito religioso, dopo che le sette esoteriche buddiste del periodo Heian (Tendai e Shingon) cedono innanzi all’influenza della Terra Pura (Jōdo), che predica l’uso di pratiche semplici di devozione al Budda Amitābha. Queste sette, molto attive tra il XIII e il XIV secolo, si serviranno ampiamente degli emaki per illustrare e ppromuovere la propria dottrina. Diverse pratiche religiose influenzeranno gli emaki: l’adozione di sermoni pubblici e di sessioni di spiegazione dei dipinti (etoki) indurranno gli artisti a usare rotoli sempre più grandi in modo da rappresentare i protagonisti della narrazione come sproporzionati rispetto al resto della scena, ma sufficientemente grandi da essere visibili da lontano, conferendo una tipica prospettivaIppen_shonin_eden_III_-_Kumano_Nachi irrealistica giapponese (per esempio, l’Ippen Shonin ekotoba den). La maggior parte degli emaki religiosi del periodo Kamakura narrano della fondazione di templi o della vita di celebri monaci: gli emaki più noti sono la Biografia illustrata del monaco itinerante Ippen, la Biografia illustrata del Reverendo Honen, il Rotolo illuminato dei fondatori della setta Kegon e Taima mandala engi.
Verso metà del periodo Kamakura riscontriamo un rinnovato interesse verso la corte Heian, che appare già come l’apice della civiltà giapponese per la sua cultura raffinata; e così il Rotolo del diario di Murasaki Shikibu, che ripercorre la vita e gli intrighi di Murasaki Shikibu, autrice del Genji monogatari, riflette in larga misura le tecniche pittoriche del tempo, tra cui lo tsukuri-e, qui adattato in uno stile più decorativo. Altre opere seguono questa tendenza, come lo Ise monogatari emaki dal libro omonimo o il Rotolo illuminato delle note da letto.
Verso la fine del periodo Kamakura, gli emaki sembrano avere già perso la loro importanza. Gli storici e i critici d’arte osservano come gli artisti sembrino sempre meno ispirati, contrassegnato da un manierismo estremo (come un uso esagerato della polvere d’oro d’argento) che predilige una composizione tecnica all’aspetto creativo; si evidenzia la tendenza a moltiplicare secondo uno stile prefissato, come Biografia illustrata del Reverendo Honen, nel Kasuga Gongen Genki-e o ancora nel Dōjō-ji Engi Emaki. In parallelo, il nuovo e più spirituale movimento artistico cinese della dinastia Song Cina, profondamente intrisa di spiritualità e filosofia zen, avvia il movimento artistico del lavis (pittura monocromatico su acqua), conosciuta pure, nel periodo Muromachi, come sumi-e o suiboku-ga, sotto la guida da artisti famosi come Shubun o Sesshū.
La scuola Tosa sarà l’unica che continuerà a rivendicare lo stile yamato-e, e produrrà molti emaki su commissione dei monaci dei templi: Tosa Mitsunobu sarà l’autore di Kiyomizudera Engi Emaki (1517), un rotolo di Ishiyama-dera engi emaki (1497), il Seiko Engi-ji (1487) o una versione di Kitano Tenjin Engi Emaki (1503 ), nei quali rivela un’attenzione minuziosa per dettagli e colori, malgrado una composizione comune.
A seguito del declino dell’emaki nel periodo Kamakura, l’otogizōshi diventa il nuovo movimento letterario di riferimento: un gruppo 779px-Tsuchigumo_no_soshi_emaki_-_Kamakura_-_part_14_-_Yorimitsu_killing_Tsuchigumodi circa 350 storie in prosa che affronta tematiche del Giappone tradizionale tra mitologia e folklore, ma narra anche talvolta della vita della società contemporanea. In realtà, già presente nel periodo Heian, l’otogizōshi diventa sempre più popolare nel periodo Muromachi. La popolarità relativa di otogizōshi sembra nato di un fastidio per le storie frenetica o religiose; allora le persone erano più sensibili ai temi dei sogni, risate e il soprannaturale (numero di emaki otogizōshi di rappresentare tutti i tipi di creature youkai e folcloristiche) e caricatura sociale e romanzi popolari. Tra gli esempi superstiti troviamo dei racconti soprannaturali buddisti come lo Tsuchigumo no Soshi emaki e lo Hyakki Yako emaki. Gli artisti sembrano sempre meno creativi, soprattutto nella loro capacità di conferire armonia ai colori tanto da apparire talvolta persino amatoriale come pittori.
Vari artisti ancora si interesseranno degli emaki anche dopo il periodo Muromachi, tra cui Sesshu (con qualche emaki paesaggistico in stile sumi-e), Sōtatsu (scuola Rimpa) e Buson; ancora Kano Tannyu produrrà diversi rotoli sulle battaglie di Tokugawa, tra cui quella di Sekigahara, nel suo Tōshō daigongen engi, ispirato alle illustrazioni dello Heiji Monogatari emaki, è la più celebre.


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