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Genji monogatari emaki

Posted by on 25 agosto 2014

Il Genji monogatari emaki (源氏物語絵巻) è la versione illustrata di “La storia di Genki”, un classico della letteratura giapponese, scritto nell’XI secolo dalla dama di corte Murasaki Shikibu vissuta nel periodo Heian, considerato oggi il primo romanzo moderno.
Il Genji monogatari emaki è stato realizzato da artisti anonimi, presumibilmente allievi di Fujiwara no Takayoshi, noto pittore di corte del periodo Heian, al quale è stata attribuita la paternità dell’opera per lungo tempo. Sulla base di alcuni studi comparati, si ritiene che tale emaki sia stato realizzato tra il 1120 e il 1140. Di tale emaki, oggi, non restano che pochi frammenti, esposti presso il Museo d’Arte Tokugawa (Nagoya) e al Museo Gotō (Tōkyō); ognuno dei cinquantaquattro capitoli era compilato e illustrato su più rotoli, il cui numero presumibilmente era tra una dozzina e una ventina, contenenti circa 100 dipinti e 300 pagine di calligrafia.

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Questo emaki è considerato il primo esempio tipico di stile yamato-e, uno stile pittorico giapponese tipico del periodo Heian, ispirato dalla dinastia cinese Tang, e dunque viene annoverato quale tesoro nazionale del Giappone. Quale emaki di stile yamato-e, il Genji monogatari emaki si incentra sui sentimenti propriamente umani e la vita quotidiana, in opposizione al kara-e, anch’esso ispirato dalla dinastia cinese Tang, ma contrassegnato da una maggiore ricerca filosofica. In particolare, il Genki monogatari emaki è ascrivibile a un sottogenere dello yamato-e, l’onna-e, solitamente usato per illustrare i monogatari (物語, romanzi) e i nikki (日記, diari), che si caratterizza per il suo punto di vista fortemente interiore-emotivo e per un’atmosfera “mono no aware”, ovvero da nostalgia nata dall’impermanenza delle cose.  Ogni immagine presente nel Genji monogatari emaki serve a trascrivere un’idea o un sentimento forte del testo che precede. Ciò che caratterizza maggiormente questo emaki è l’espressione indiretta, quasi eterea, dei sentimenti. La composizione rispetta la nozione di hikime kagibana (引目鉤鼻), cioè una rappresentazione quasi astratta dei volti, con semplicemente tre tratti, per delineare gli occhi e il naso, sul fondo bianco. Queste maschere rinfornano l’aspetto composto dei personaggi, anzi permettono di fare risaltare le pieghe dei vestiti dei personaggi che sembrano esporsi in armonia con l’umore del momento.
Il Genji monogatari emaki è stato realizzato secondo la metodologia della pittura costruita o tsukuri-e, secondo cui viene realizzata una prima bozza con l’inchiostro indiano, poi viene aggiunto il colore secondo un preciso ordine, dalle vaste zone sui fondali sino ai dettagli finali, seguendo le direttive del maestro, direttamente annotate sul rotolo. Come tipico nei yamato-e, i colori sono vivavi e pigmenti accesi; inoltre, viene apposto un sottile filo, d’oro o d’argento, per accentuare l’importanza di alcuni dettagli.
Sia per il formato, particolarmente lungo, che per il tema, con molte scene all’interno del palazzo, gli artisti hanno dovuto impiegare vari artifici per realizzare questa composizione: la principale consiste nel rimuovere i soffitti degli edifici per rappresentare l’interno, secondo la cosiddetta tecnica “fukinuki yatai” (吹抜屋台), secondo un inusuale punto di vista dall’alto, accentuato pure dall’uso di linee diagonali nella decorazione, dall’alto verso il basso a destra.
La calligrafia comprende quattro o cinque stile di kana differenti, ma complessivamente è ben apprezzata dai critici contemporanei anche per il tratto decorativo in oro e argento.

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