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E inga kyō

Posted by on 25 agosto 2014

L’ E inga kyō (絵因果経), conosciuto pure come “Sūtra illustrato delle cause e degli effetti nel passato e nel presente” o come “Sūtra illustrato dell’incatenamento della via passata e delle cause presenti”, è un emaki giapponese dell’ VIII secolo (periodo Nara) che racconta la vita del Budda sino al suo risveglio e come raggiunse l’illuminazione.
Di ispirazione cinese, è il più antico emaki pervenuto sino ai tempi attuali e imita un emaki cinese del VI secolo, simile per temi e forma.
Ci sono pervenute diverse versioni incomplete: un rotolo è depositato presso il tempio Jōbon Rendai-ji di Kyōto, uno a Hōon-in di Daigo-ji a Kyōto (questi due rotoli sono considerati tesoro nazionale del Giappone) e un altro presso l’università delle Arti di Tōkyō, mentre altre copie sono conservate in collezioni private. Presumibilmente l’emaki si componeva di otto rotoli in totale.  La comparazione degli stili delle copie rivela come i più antichi siano stati dipinti gli uni sopra gli altri, approssimativamente tra il 730 e il 753; vari documenti ufficiali, datati tra il 753 e il 756, menzionano almeno tre versioni di dell’E inga kyō. Precursore dello stile yamato-e,  le differenti versioni di questo emaki ci forniscono valide informazioni sugli atelier di pittura del periodo Nara.

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L’arte del periodo Nara sembra fortemente influenzata dalla Cina: alcuni storici d’arte hanno classificato questo genere di pittura come kyō-e (経絵, illustrazioni dei sūtra). La tecnica è senza pretesa: grandi paesaggi, decisamente divergenti da una rappresentazione veritiera del continente, ed edifici esemplificativi. L’influenza cinese è evidente nei costumi e negli elementi architettonci. La pittura, naif e colorata, è ascrivibile allo stile delle Sei Dinastie (220–589), con particolare riferimento alle dinastie Sui e Wei del Nord. I colori privilegiati sono il rosso, il verde, il blu, il bianco e il giallo conferendo una certa sensibilità tipicamente giapponese. Akiyama Terukazu ha sottolineato come vi siano discrete variazioni di stile a seconda delle versioni: se il rotolo di Hōon-in è fedele al tratto cinese, quello di Jōbon Rendai-ji appare più libero e delicato.
I testi sono stati redatti rigorosamente in colonne di otto caratteri, spesso a opera di più artisti; nel rotolo di Hōon-in troviamo specificato che la calligrafia appartiene a un giovane copista di ottavo grado dell’ufficio dei copisti. I caratteri cinesi utilizzati sono dello stile kaisho, generalmente adottato durante la dinastia Tang.

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